articoli di Eli blog

Followership: an important soft skill for working in complex organizations

Not everybody can be a leader. Sometimes one has to lead, other times one needs to follow a boss. But being an effective follower is not so simple, the follower role is as hard as the leader role. Followership can be defined as the ability to work within an organization, in order to reach common goals under the direction of the leader, while maintaining independent thinking.

The research which explains followership is extensive. The majority says that the most relevant skills a follower should have are Continua a leggere

Destiny like a relationship between…horses

Destiny like a relationship between…horses

I was reading a book…yesterday I saw this part. I liked it and completely agree with the author! So I give you just a few lines to reflect about “how much can I be in control of my life?” or “which horse wins?”

Enjoy reading:

“Destiny, I feel, is also a relationship: half of it you have no control over; half of it is absolutely in your hands. Man (or woman) is neither entirely puppet of the gods, nor is he entirely the captain of his own destiny; he’s a little of both.

We gallop through our lives like circus performers balancing on two speeding side-by-side horses – one foot is called “fate”, the other on the horse called “free will”.

And the question you have to ask every day is, Continua a leggere

Elidea socio di EMCC – European Mentoring and Coaching Council -

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Elidea Psicologi Associati is partner of EMCC.  

EMCC Italia is part of the Europe-wide European Mentoring & Coaching Council (EMCC), which exists to promote good practice and the expectation of good practice in mentoring and coaching across Europe. EMCC is an independent, impartial and non-profit making organisation. EMCC was founded in 1992 and it operates in 24 european countries, more over 44 in the world, with almost 5000 members

 

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Our coaching path

More about EMCC

 

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Lo psicologo del lavoro: il senso di una professione

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Intervista 

  1. Come nasce in Italia la figura dello Psicologo del lavoro?

In realtà dobbiamo distinguere tra un’esistenza di fatto ed un riconoscimento “normato” dell’esistenza stessa.

Lo Psicologo del lavoro, infatti, esiste, come figura professionalmente riconosciuta in Italia, dalla fine degli anni ‘80, ovvero da quando è stato istituito il primo indirizzo di laurea in Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni.

In realtà il mestiere esisteva già da diverso tempo. Continua a leggere

OROSCOPO DA ASSESSOR

oroscopo-estate A chi non capita in spiaggia di leggersi di tanto in tanto il trafiletto di Fox o meglio di Rob Brezsny su Internazionale (che fa più intellettuale) sul proprio segno, per fantasticare su cosa aspettarsi da queste vacanze?

Così, ispirati dai toni ludici e spensierati degli affascinanti scrittori di oroscopi estivi, ma non essendo in grado di leggere le stelle, proviamo, con la stessa freschezza delle parole brezsniane, a dare qualche consiglio da selezionatore, che è il mestiere che ci riesce meglio! Continua a leggere

La gestione del tempo nella società della prestazione

time managementDa un paio di giorni in ufficio la connessione internet è piuttosto lenta, per caricare una pagina ci si impiega un tempo che sembra sterminato. Serpeggia insofferenza, si sentono sbuffi e lamentele: “E’ da una vita che guardo questa rotellina girare!”, “così non si riesce a lavorare!”. Ma quanto è questo tempo che sembra non passare mai? Quanto tempo passa sull’orologio? Forse 8 o 10 secondi. Ormai bastano una manciata di secondi di attesa davanti a una pagina web per farci perdere la pazienza. E’ un piccolo episodio ma mi pare rappresentativo di qualcosa di più diffuso che ha a che fare con il nostro attuale modo di vivere e gestire il tempo.
Durante i corsi di formazione sul time management partiamo spesso proprio dalla differenza tra il tempo interiore, vissuto soggettivamente ed il tempo esterno, quello degli orologi e dei calendari. Negli ultimi anni il nostro vissuto del tempo è cambiato e sempre più spesso, anche in aula, i partecipanti ci comunicano di vivere una sensazione di pressione che crea stress e affaticamento. La sensazione di essere continuamente incalzati dagli impegni (e non solo sul lavoro!). Cosa sta succedendo? Come si può far fronte a questa sensazione? C’è qualcosa che dovremmo imparare?

La società della stanchezza

Delle risposte interessanti a questi interrogativi le ho trovate in un libro che ho letto recentemente, il cui titolo è già molto significativo: “La società della stanchezza” del filosofo e sociologo Byung-Chul Han. Un saggio breve e molto denso sui cambiamenti in atto nella società contemporanea.
La tesi centrale del libro è che l’epoca attuale si sia trasformata passando da una società disciplinare e del controllo ad essere quella che l’autore chiama una “società della prestazione”. Per spiegarlo in termini semplici: la società del controllo era caratterizzata dalla presenza di una autorità esterna e dal dominio. È una società in cui prevale la disciplina, il divieto, e può essere ben rappresentata – anche strutturalmente – da edifici come fabbriche, prigioni, caserme, ospedali e manicomi. In questa società il soggetto è descritto come un soggetto di obbedienza che sottostà alla legge e all’autorità.
prestazioneL’attuale società della prestazione al contrario (fatta di fitness center, grattacieli di uffici e centri commerciali) è una società in cui prevale l’iniziativa personale, la deregolamentazione e un “poter fare” illimitato che diventa pressione verso la performance. Le persone hanno interiorizzato l’obbligo della prestazione e diventano sfruttatori di se stessi senza bisogno della presenza di una autorità esterna. L’imperativo sociale è quello di realizzare sé stessi ed è un imperativo che crea stress, pressione e stanchezza. Se nella società del controllo era difficile esprimere le proprie inclinazioni e desideri e ci si poteva sentire in colpa a divertirsi nella società della prestazione paradossalmente le persone si sentiranno in colpa se non riusciranno ad essere se stessi o a divertirsi.
Già queste poche righe rendono più chiaro come mai le persone oggi si sentano continuamente incalzate dal tempo e sotto pressione. È una continua rincorsa autoimposta per adempiere ad un obbligo di prestazione che abbiamo interiorizzato e ci porta a non fermarci mai. È una volontà di essere sempre attivi che si vede anche nella bassissima tolleranza alla noia. Provate a pensare di restare seduti da soli in una stanza senza fare nulla (senza leggere guardare il cellulare, nulla) anche solo per 15 minuti. Se la prospettiva vi crea disagio allora avrete un buon esempio di quello che si intende.

Riflessioni controintuitive

Queste riflessioni portano a delle conclusioni che possono risultare controintuitive. Se vogliamo essere bravi nella gestione del tempo dobbiamo imparare anche a rallentare e a fermarci. Accanto alle competenze che più tipicamente vengono associate al time management (e che sono quelle di essere efficienti ed efficaci) dovremo apprendere anche a “perdere tempo” nel senso di imparare a viverlo senza affanno, imparare ad allentare la presa. Forse più che sforzarci di essere multitasking (approccio oggi molto in voga) dovremmo imparare ad essere “monotasking” e riuscire a concentrarci su una singola cosa per volta con maggiore calma e intensità.
Certo, il contesto non aiuta, siamo continuamente esposti a stimoli e interruzioni. Continuamente connessi. I messaggi culturali ci spingono verso la prestazione ad ogni costo. È possibile tuttavia distanziarsi gradualmente da questi stimoli ansiogeni e reimpossessarsi del proprio tempo. Un lavoro su se stessi da cui ognuno di noi potrebbe trarre sicuro giovamento.
(Ed ora fatemi andare a verificare se si è finalmente aperta quella pagina web!)

Dieci buone domande

Si può imparare tutto, tranne quello che si pensa di sapere già”.

question mark on sticky note

Non mi stanco mai di questo aforisma, ne scopro sempre nuove applicazioni e sfumature. Quante cose pensiamo di “sapere già”!
E proprio quando pensiamo di sapere, quando pensiamo di avere una risposta, è il momento in cui ci fermiamo e blocchiamo le nostre possibilità di  Continua a leggere